Sale nero

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Sono in difficoltà
quando sono
sopraffatta da tempeste
cicliche maniacali,
masochistiche spesso,
e nonostante tutto
mi ritengo fortunata.
Essere viva e contenermi
sotto il tuo edonismo
sabbiato di solitudine
mi rende -a tratti- felice.
Impreco lavorando,
come un operaio squallido,
con la nicotina
che mi fa da eyeliner
e il sale delle lacrime
che si cristallizza sulla faccia
diventando nere efelidi .
Indosso la mortalità
come un abito
macchiato di sesso
e lussuria,
penso sia questo che brami,
mentre mi confondi
con una baraonda assoluta:
la cacofonia del silenzio
e ideogrammi d’inchiostro
strampalati e confusi.
Nei tuoi occhi
vedo epiche storie
piene di sensazioni nervose
e poi vortici viola sulla pelle
vene traslucide,
palpitanti
che si inerpicano
sulle tue braccia
come lingue di fuoco,
quello che ti tieni dentro
che custodisci come una reliquia
da non condividere
con nessuno
se non con il tuo
strampalato io.

Il Maggio degli Ebook – Diamo voce agli autori emergenti!

maggio

 

Gli scopi dell’iniziativa:

– Dare voce a ebook di autori e editori emergenti, attraverso un Blog Tour

– Promuovere una cultura di collaborazione e condivisione tra scrittori, blogger e lettori

– Ricordare al pubblico che, anche dopo il successo della campagna sulla riduzione IVA degli ebook, un libro rimane sempre un libro, e il digitale offre opportunità prima negate a scrittori, editori e lettori.

  • Divertirsi e scoprire insieme nuovi libri, nuovi blogger e nuovi autori!]

Gli ebook che presento:erielle
Titolo: Come la marea

Autore: Erielle

Editore: Eroscultura

Genere: romance erotic suspense

Lunghezza : pag. 167

Prezzo: € 0,99

Link su Amazon: http://www.amazon.it/Come-marea-Erielle-ebook/dp/B00HKNJ2XQ

Pagina di presentazione del libro su blog o sito: http://lestoriedierielle.blogspot.it/p/cosa-fareste-se-un-affascinante.html

Sinossi :

Cosa fareste se un affascinante sconosciuto si fosse comodamente installato in casa vostra? E se vi trattasse con sufficienza, convinto che l’intruso non sia lui, ma voi? L’insolita esperienza capita a Laura Roversi, una single di trent’anni che lavora tutto l’anno nella cancelleria di un tribunale, sepolta viva sotto una montagna di scartoffie. La ragazza vorrebbe solo godersi in santa pace la sua vacanza e non immagina certo, rientrando nella vecchia casa di famiglia dopo un anno di assenza, d’imbattersi in un uomo alto e bruno, bello come un divo di Hollywood, che la osserva infastidito e sembra più che ansioso di metterla alla porta. Naturalmente fra i due sprizzeranno scintille fin dal primo istante.

Comincia così una difficile convivenza complicata dall’arrivo di un enigmatico milionario russo. Divisa fra i due uomini, per la prima volta la ragazza scoprirà la forza travolgente della passione e il tormento dell’amore.

La vicenda procede fra colpi di scena, incontri bollenti, intrighi internazionali e la ricerca di un favoloso tesoro perduto, fino al piacevole happy end.

Biografia

Erielle adora le storie d’azione, il mare, i viaggi, la fotografia e il cioccolato fondente. Ha sempre avuto una passione smodata per la lettura, e da qualche tempo anche per la scrittura. I suoi racconti sono presenti in alcune antologie on line.

Le storie di Erielle è il suo blog.

“Come la marea” il suo romanzo di esordio.

schiava

Titolo: Schiava per vendetta

Autore: Ann Owen
Editore: Autopubblicato

Genere: storico-erotico

Lunghezza: l’equivalente di 450 pagine, dice Amazon.
Prezzo: 2,99 / gratis con Amazon Unlimited

Link su Amazon: http://www.amazon.it/Schiava-per-vendetta-Ann-Owen-ebook/dp/B00IMONOSQ/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1429870992&sr=1-1&keywords=schiava+per+vendetta

Sinossi:

Londra, 1851. Guy Spencer, quarto conte di Ashbourne, odia profondamente Jane Hartwell, la ragazza con la quale ha condiviso l’infanzia. E quando i problemi economici della famiglia Hartwell spingono Jane a chiedere il suo aiuto, Guy le propone un patto ignobile: lui salverà suo padre dalla prigione, in cambio lei sarà a sua completa disposizione per sei mesi.

Costretta a sottomettersi a ogni suo desiderio, Jane si sente sempre più confusa. È proprio odio quello che prova per il suo crudele padrone?  E Guy, perché si sta vendicando di lei? Cos’è accaduto tra loro anni prima, da spingerlo a cercare una tale scioccante rivalsa?

Breve biografia autore: mistero.

Segui tutte le tappe de “Il Maggio dell’Ebook!

Per scoprire tutti gli oltre 130 ebook di autori emergenti presentati:

Il “Calendario” con tutti i blog partecipanti e le presentazioni:

L’evento su Facebook

L’hashtag #ilmaggiodegliebook su Facebook, Twitter e tutti gli altri social network!

Vi sono piaciuti gli ebook che ho presentato? Cosa ne pensate dell’iniziativa? Dimmelo con un commento!

A. W.

 

 

 

Concorso le Ragunanze

“Mia Madre” è un racconto breve che ho inviato ad un concorso letterario nazionale e con mia grande gioia è stato selezionato e giudicato da una giuria di notevole levatura: Roberto Ormanni (Presidente di Giuria), Dario Amadei, Elena Sbaraglia, Giovanni Fabiano, Alberto Bivona, Giuseppe Lorin e Michela Zanarella.

Su questo articolo la classifica e altre curiosità

Demoniac Sex’s Symphony

demoniac

E’ un romanzo fantasy erotico breve edito da Damster. Una coppia di autori a me già nota per la loro narrativa scarna da artifici letterari, ma non per questo meno interessante.

Kiara Olsen mi aveva già colpito in maniera positiva con il suo “Tu non esisti”, un romanzo erotico noir che mi ha tenuta sulle spine fino alla fine. Ho adorato letteralmente “lui”, il dominante, il killer, il torturatore e tutto quello che si è inventata per coinvolgere un ipotetico lettore.

Andrea Lagrein, invece, l’ho sempre letto molto volentieri nei suoi brevi racconti, che lui chiama “frammenti di ritratto” o “acquerelli di vita reale” o “storie dalla Storia” o “nuances”; un ragazzaccio di quelli che vorresti prendere e strapazzare di coccole per via del velato e nostalgico romanticismo che mette in quasi tutto quello che scrive.

La storia in breve: Andrea è un compositore fallito, ubriacone e sessualmente insaziabile. Tanto quanto la donna che incontra una sera in un bar.  Tuttavia questa donna ha delle strane caratteristiche e si delineano man mano che si va avanti con la lettura. Il romanzo è ambientato ne “La città”, un maestoso agglomerato futuristico immaginario, che raccoglie tutto  il peggio dei nostri tempi. Da una parte la città con la ricchezza e l’ostentazione, dall’altra la povertà e le brutture di esistenze che per i “migliori” sono senza valore. La donna, Alyssia, in realtà (nella realtà futuristica descritta nel romanzo) è un “essere” che ha un appetito sessuale fuori dai normali canoni, che si vedrà costretta a inseguire un’anima, Andrea, pur di placare la propria fame; è sempre pronta a confrontarsi con qualunque tipo di problema pur di arrivare al nutrimento che brama. E in tutto il romanzo, velatamente o più evidente, c’è lui: il demonio, nelle vesti di Belial, che tira i fili di tutte le sue creature. In un crescendo di tensione, di sesso sfrenato, descritto in maniera eccelsa, di colpi di scena, si arriva alla fine in un soffio. Un finale triste e poi l’epilogo che potrebbe essere benissimo l’inizio di un nuovo capitolo.

Ho apprezzato molto il modo di esporre la storia. Scritto a quattro mani con un capitolo a testa si ha una visione della storia in due maniere ben distinte. Nei pochi capitoli scritti da entrambi la storia ha un ritmo così serrato che hai appena il tempo di riflettere  e immaginarti la scena.

“Appoggio la schiena al muro, mettendomi comoda. Le scritte pittoresche mi distraggono quel tanto che basta per impedirmi di venire troppo presto.”

Kiara Olsen nel primo capitolo delinea un po’ del suo personaggio: Alyssa. Con la sua scrittura asciutta e senza tanti fronzoli ci mette di fronte a una donna sfrontata, che fa del sesso la sua arma più affilata. Uomini o donne a lei poco importa, il suo motto sembra essere: godere a più non posso. La sua scrittura riesce a tenere il ritmo anche nelle scene erotiche, descritte in maniera piacevole, con termini che lasciano poco all’immaginazione. Tuttavia non è volgare ed è facile chiudere gli occhi, distaccarsi qualche istante e immaginare la scena. E’ coinvolgente anche quando descrive gli ambienti o gli altri personaggi del racconto, minuziosa nei particolari che non sono mai banali.

“Vent’anni fa, quando eravamo amici inseparabili, tu eri in rampa di lancio. Tutti avevano occhi solo per te. Eri l’astro nascente della musica, quello che sarebbe diventato il più grande compositore di tutti i tempi. E il piccolo sfigato Gabriel? Io vivevo nella tua ombra, ero il tuo portaborse, quello che si cibava delle tue briciole, dei tuoi avanzi, delle scopate che tu scartavi.”

Andrea Lagrein invece ci presenta il suo personaggio, che porta il suo stesso nome, come un uomo sfrontato, che nonostante il suo passato da stella nascente della musica si ritrova a subire la beffa del fallimento, sottolineata dalla figura di Gabriel, suo amico e collaboratore, che invece è diventato un leader de “La città”. La sua scrittura non si distacca molto da quella di Kiara, se non per qualche termine più ricercato, che non abbonda, ma c’è e fa la sua parte in maniera eccelsa. Anche Andrea fa uso di termini espliciti quando descrive il sesso e non sono mai fuori luogo.

Per entrambi: la storia non è banale ed scritta molto bene, coinvolgente, eroticamente interessante. A tratti è una rappresentazione cruda e drammatica di una condizione umana umiliata dalle difficoltà e dalle violenze quotidiane e caratterizzano un ipotetico  uomo del futuro, che si porta appresso i peggiori retaggi di un’umanità ormai dedita ai vizi. Il romanzo va da una narrazione che accentua le caratteristiche dei personaggi, ambienti e situazioni in maniera cruda e analitica, a una prosa più sostanziosa, intensificata da inquietudini più deliziosamente individuali.

Un romanzo dalle decise tinte forti per i contenuti erotici, ma che ho apprezzato particolarmente perché le ho sentite “giuste”. Giuste per gli argomenti e per lo stile che hanno scelto i due Autori.

Solo un appunto: avete comprato il termine “copioso” in 3×2 a qualche fiera lì a Milano? Perché quei “copioso” sono veramente tanti. E’ vero che io ormai sono in un’età che di “copioso” vedo ben poco, ma è vero anche che esiste il vocabolario dei sinonimi e contrari, nonché il tasto “cancella” in sede di revisione. Che dite? Sarà l’invidia a farmi parlare (come ha detto qualcuno commentando una delle ultime mie recensioni) oppure un po’ di ragione ce l’ho? Oppure è un must dell’erotismo e non se ne può proprio fare a meno? Il dubbio mi assale! Meglio mi sposti…

 

Innocenti perversioni di Rebecca Silva

innocenti

 

Una precisazione prima di addentrarmi nella recensione. Rebecca Silva è una scrittrice che pubblica con ErosCultura, la stessa casa editrice con cui pubblico anche io. Qualcuno direbbe: non si fa! Personalmente penso che quando uno ha letto un libro ha tutto il diritto di esprimere poi il proprio parere, o addirittura scrivere una recensione. Quello che segue è una chiara esposizione di ciò che ho letto in questo e-book, condito da qualche particolare personale. Sono stata sincera? Sì. lo posso affermare con tutto il fiato che ho in corpo!

Rebecca non è nuova a “prestazioni” straordinarie, mi aveva già incantato con Eros e Thanatos Vol. I. Con la sua prosa elegante e ricercata è riuscita a tenermi attaccata alle sue pagine con quella voglia che poche volte uno scrittore erotico riesce a stuzzicare. Con questa serie di racconti, oltre che a emozionarmi, ha avuto la capacità di farmi pensare, di soffermarmi a riflettere su quel suo modo di scrivere che muta a seconda di ciò che racconta. Tuttavia non sempre mi sono fermata a pensare, perché alle volte son dovuta “correre dietro alle parole”, tanto il ritmo era incalzante e vivo. Ma non per questo non gradito.

La raccolta si apre con un brevissimo racconto, “Circo”, e in poche pagine l’autrice è riuscita a fare un quadro perfetto dell’ambiente circense, puntando il dito contro chi usa gli animali per far divertire un pubblico pagante che, appena finito lo spettacolo, se ne strafrega dei maltrattamenti subiti dagli stessi. Io che  amo gli animali più di tanti cristiani mi son sentita Helena, la protagonista del racconto. E direte: e il sesso? Il sesso c’è! Ed è una scopata animalesca senza coinvolgimenti. Lì mi son detta: bon, buona la prima, giriamo pagina, tanto è finito qui. Invece c’è anche la seconda e mi ha piacevolmente stupito.

Felicemente appagata fin dalle prime pagine proseguo con il secondo racconto:  Tango. Partiamo dal finale, che non svelerò ovviamente, ma vi dirò che l’ho molto apprezzato, perché del tutto inaspettato. E tutto il resto? Tutto il resto è un’esplosione di sensi, di emozioni e di sensazioni palpabili. L’Autrice gioca con le parole, che “appoggia” con cura; doviziosa  arricchisce la storia di particolari, in un crescendo emozionale che sembra non finire mai. E’ un linguaggio sconcio, a volte, ma nella sua intensità non risulta mai volgare, è “giusto” per quello che racconta. Brava! Uno dei più belli a mio parere.

Passo a leggere velocemente il racconto successivo, ho voglia di scoprire fino a dove riesce a spingersi Rebecca. “Anima” è un viaggio interiore e nei ricordi, e infine alla ricerca della propria anima. Si fa un gran parlare di anima, molti pensano che non occupi uno spazio ben preciso nel nostro corpo, ma nessuno conosce veramente che cosa sia l’anima e dove si trovi. “…La notte la dedico interamente alla danza e agli uomini, la musica è l’involucro della mia anima…”  Rebecca tratteggia la storia in maniera sapiente. La figura della madre che balla sul palco per cercare uno sposo degno della sua bellezza è ricca di sensualità; come tutto il seguito, rimarcando voluttà e sesso: “…sono vissuta nel desiderio, il desiderio che mi ha nutrito come una balia generosa…” L’autrice continua a sorprendermi e, ogni volta, sento la mente colmarsi di immagini che lei fotografa come istantanee dei sensi.

Un altro racconto degno di nota è “La puttana bambina”. E’ pieno di colori, sapori e odori, come può essere una città come Lisbona, teatro della vicenda. Una città tanto antica quanto cosmopolita: affollata, frenetica, calda, umida.  Una città con tanti “paesaggi” uno affiancato all’altro; una città in cui si passa in fretta dalle maioliche colorate che stanno in bella mostra nelle viuzze strette con i panni appesi, testimonianza in un passato ancora ben radicato, a costruzioni più moderne, simbolo del tempo che scorre frenetico. E quel tram che s’inerpica tra le viuzze e il traffico, con quella bambina cresciuta troppo in fretta che indossa calzettoni e gonna a pieghe, altra immagine ben fotografata da una prosa che scorre veloce, a volte così stringata che non hai nemmeno il tempo di pensare. Vuoi solo correre dietro alle parole. Di notte la bambina si trasforma. Diventa la puttana, e l’erotismo, assieme a tutte le tinte che si porta dietro l’autrice col la sua prosa veloce, vola a livelli impensati.

Poi si passa a un racconto più classico: Lo psicanalista. All’apparenza classico! La sfigata, bisognosa di assistenza psicologica per un blocco sessuale,  si reca da un vecchio medico che presto si invaghisce della giovane e prosperosa pulzella. E puntualmente Rebecca riesce a spiazzarmi, perché quello che credevo fosse un semplice racconto erotico, diventa uno spaccato di sensualità e sentimenti, oltretutto con un linguaggio e un fraseggio completamente diverso dal precedente racconto. Degno di nota per le descrizioni divertenti di un sesso dapprima accennato, per poi arrivare a un desiderio insaziabile, condito di espressioni colorite e simpatiche.

E via! Si cambia! Cambio di genere? Cambio di prosa! Ormai non mi stupisce più nulla di questa Autrice e sono pronta a tutto.  Con “Buenos Aires” ci si trova alle prese con una prosa stringata, così stretta che sembra più un moderno poetare. Qualche rima sparsa a rafforzare le immagini e poi con le parole con cui “dipinge” quadri dai colori più strani e impensati. Rebecca in questo racconto diviene un’artista improbabile, visto che colora le immagini con le parole, eppure è così vera. Anche rude e cruda spesso, ma vera!

Il racconto che segue è delicato come una fiaba. Incanta. “Il re dei ghiacci” è una storia che inizia con tanti colori, con il sole, con il calore, con il mare e con una terra che riscalda pure l’anima. Finisce nei paesi del nord Europa e i colori sbiadiscono, ne riamane solo uno: il bianco della neve e dei ghiacci. La prosa, in questo caso, si fa più corposa, ma non perde il suo incanto, colma com’è di figure retoriche, metafore e similitudini azzeccatissime, di quelle che fanno sognare. E detto da me che non le amo…

E quando a parlare non è un umano? Signori e signore, in “Delusione” parla la vagina! Divertentissimo resoconto di preliminari e scopata da parte dell’organo più sensibile di una donna, il centro vitale, colei che vede tutto dal di dentro. Con un linguaggio sempre ricercato e forbito la vagina ci racconta impressioni, umori, sapori e odori. Nonché giudizi nei confronti degli attributi, finti o veri che siano, che entrano e escono, e nei confronti della proprietaria che in fatto di scelte di “peni” non è poi così scaltra.

Il penultimo racconto ha il profumo del mare e del maschio virile. Lui è Marcus, l’archetipo del maschio desiderato da ogni donna. Colui che “non deve chiedere mai”.  In un crescendo di rabbia e di voglie, lei si concede a Marcus a ridosso del mare e dentro il mare stesso.  Gelide acque in cui lui fa il bagno incurante del freddo, mentre lei rabbrividisce al solo guardarlo. E poi il flusso di pensieri di lei che tocca i propri punti scoperti e la propria fragilità nei confronti di un uomo che dovrebbe solo odiare. E pure io odio il maschio virile – purtroppo sembra che tutte impazziscano per il tipo alto bello, muscoloso e con un cazzo tanto – solo che in questo racconto non stona, perché la protagonista con le sue emozioni e con le sue riflessioni lo ammanta di “carattere”. Lui è solo l’uomo di un momento.

L’ultimo racconto conclude questa serie strepitosa di storie a volte languide e tristi, a volte divertenti, ma tutte con un filo unico che le unisce: la bellezza della prosa e del linguaggio sempre ineccepibile, oltre che emozionale. L’erotismo, velato o meno, è sempre presente, anche quando non si scopa.

“A Marilina, mia sorella” è un racconto molto triste, quasi una confessione. Dolorosa tanto quanto reale e cruda come può essere la storia di una prostituta. Rebecca ce lo racconta con  una maestria singolare, con forme verbali che incalzano nel descrivere l’io ferito della puttana: lordata, vilipesa, inondata… Solo piccoli esempi di quanto la prosa di Rebecca va dritta al punto, raccontandoci le cose come stanno, senza tanti giri di parole: “…costretta a barattare la mia intelligenza con poche carezze, stantie, frettolose…”. E’ molto toccante la parte in cui “la puttana” si concede e poi vede lui che se ne va: “cancellerai ogni traccia di me dalla tua pelle, dal tuo sorriso, dai tuoi occhi, dalla tua mente…”. Un lui qualsiasi, tanti lui messi insieme, uno dopo l’altro a uccidere anche l’io più forte e coraggioso di una donna. Lei: “…la reietta, la bambola, la psichiatra del loro cazzo…”

Compimenti a Rebecca Silva. Un libro da leggere d’un fiato o a piccoli sorsi, a seconda dei gusti. Un libro da leggere!

 

Bagnami – Le Staroccate

bagnami

Bagnami

Un raccolta di racconti erotici di otto Autrici diverse, pubblicati da Damster per la collana Eroxè. In realtà i racconti sono sette, perché la D’Ascani Federica ha scritto solo la prefazione.

Una delle cose che mi piace delle nostre “otto” scrittrici è che hanno avuto la brillante idea di rendersi riconoscibili con un nome “originalmente pazzoide”: le Staroccate… cito dalla prefazione: “autrici erotiche di spiccato talento dotate di quel classico pizzico di follia che rende la loro unione esplosiva e altamente contagiosa”. Ok, ci sta! In fondo chi scrive e poi pubblica ha bisogno di distinguersi, vista la gran quantità di libri e autori  che oggi si trova in rete. Ottima scelta ragazze!

L’argomento: liquido.

Bagnami, di qualsiasi liquido, o fammi bagnare (aggiungo maliziosa), è il filo conduttore dei racconti. E in tutta la raccolta questo tema lo si coglie appieno, anche se alcune di queste storie sono velatamente traballanti.

Entro a piccoli passi, in silenzio, come chi si appresta a scoprire qualcosa di nuovo (la speranza non muore mai); entro a “guardare” nelle parole in cerca di emozioni; entro con un po’ di soggezione visti i “nomi” a me ben noti come Autrici di alto gradimento (che non è la famosa trasmissione radiofonica di un po’ di tempo fa, lo leggo nei commenti dei social); entro  “nel nostro (loro)  mondo, siamo (sono) buone, e divertitevi (mi divertirò!?) a leggere le storie che abbiamo (hanno)  ideato per il vostro e il nostro piacere” (cit prefazione) e poi segue con “e sappiate che questo sarà solo l’inizio…” che suona un po’ come una minaccia, ma prendiamola per una promessa, che è meglio. Così provo a fare la buona anche  io.

Andiamo per gradi e partiamo dal primo racconto.

Titolo: Il richiamo dell’acqua. Autrice: Martina Mars.

Due giovani che si amano, lui Diego e lei… boh , si mettono in viaggio e durante il loro spostarsi succede qualcosa che lì  per lì appare irreparabile. Il racconto parte subito con la descrizione di un atto sessuale. Di primo mattino, dopo una sbronza colossale di entrambi, che fai tu donna? Semplice. Ti fai una doccia e poi azzanni il culo della persona (ancora a letto che ronfa beato) che ha dormito al tuo fianco. Da lì a scopare è un attimo. Lasciamo perdere i termini che usa nel descrivere la scopata, per il momento, ché per i dolori veri c’è tempo e spazio. Cmq, ‘sti due dopo essersi sollazzati a vicenda decidono di spostarsi dall’Austria per andare verso i laghi della Slovenia. Detto e fatto. Saltano sull’auto e in una “strada a più corsie” lui aziona le frecce d’emergenza e si ferma. Lei si volta per guardare dove guarda il fidanzato e vede un ragazzo e una ragazza con il cartello “SLO”. Ma guarda un po’ che coincidenza! Improvvisamente sagace lei capisce… Ok, li caricano e partono verso la loro meta. Andrea e Jochen sono tedeschi e stanno girando per l’Europa proprio come loro. Ovviamente lei “creatura eterea… dalla sensuale innocenza” e lui biondo “…e i suoi occhi azzurri come quelli dei Caraibi”. E altrettanto ovviamente lui, Jochen, seduto sul sedile posteriore dell’auto squadra la nostra eroina dallo specchietto laterale, i loro sguardi si incrociano e lei vede qualcosa che non riesce a decifrare. Poi però devono separarsi. Lasciano i due giovani tedeschi nei pressi di un campeggio, ma lei non ha voglia di staccarsi da loro, è inspiegabilmente attratta dal ragazzo tedesco, e quindi suggerisce di ritrovarsi nel pomeriggio per fare un bagno al lago tutti insieme. E lo stesso pomeriggio, accantonato per un po’ il nostro tedescone verace, mentre lei pensa a quanto la vacanza le sta regalando in termini di sensazioni e nuove emozioni, viene distratta dal movimento di un ragazzo che corre su una passerella e poi si tuffa nel lago. E’ lui: Jochen. E allora lei si guarda in giro. Più distante, sulla spiaggia, c’è Andrea, che beatamente si crogiola al sole. Le idee brillanti arrivano all’improvviso, si sa. E la nostra eroina non è immune. Prende l’occasione al volo. Si tuffa anche lei e segue il tedesco verso il largo. Mentre nuota per raggiungerlo, prega che lui se ne accorga. E lui se ne accorge! Proseguono la nuotata parallelamente alla riva e giungono in un ansa nascosta. A riva, dopo aver ripreso fiato… succede! In fondo lei se l’è cercata e lui è un tedesco giovane e focoso. Ma che succede veramente? Beh, leggetelo… perché poi c’è altro, anche un po’ di riflessioni di lei che sembra improvvisamente essersi accorta di essere un “essere pensante” (scusate il gioco di parole).  E’ la parte più interessante del racconto. Passiamo ad alcune note dolenti.

E’ un semplice narrare di fatti, quasi senza emozioni, senza colori.

Mi-ti-ci! Che non è una parola da imparare a sillabare correttamente, ma un uso eccessivo  di pronomi personali (di complemento) che si trovano lungo tutto il narrare. Troppi! Appesantiscono il racconto che è già carico di termini esagerati per un racconto erotico. Ho sorriso immaginando alcune  scene.

Parto dall’incipit.

“Agguantai il cellulare accanto al letto…” ci vuole forza per prendere un cellulare dal comodino? E poi… ti sei appena svegliata, non hai ancora fatto la doccia e sei così scattante?

“Sentii un grugnito alla mia sinistra e mi girai…” dormi con un maiale accanto?

“Lo vidi tuffare la testa sotto il cuscino…” poche righe sopra hai detto che era praticamente rintronato dalla sbornia della sera prima  e poco dopo si tuffa? Da bradipo è diventato improvvisamente un animale scattante? Eh! Questi mutamenti genetici improvvisi…

“Gridai quando l’orgasmo mi travolse come magma infuocato.” Una vera perla! E certo che gridi, la lava ustiona mia cara…

“…mi afferrò le cosce e le allacciò attorno alla vita. Affondai i talloni nel suo sedere nudo, scoprendo così che si era già abbassato il costume da bagno. Si spinse lentamente dentro di me e ansimammo all’unisono per la sensazione, familiare e al contempo estranea, dei corpi che si fondono per la prima volta. Inizia ad oscillare i fianchi aiutata dall’assenza di gravità…”  A parte la costruzione pesante dei periodi, mi sono soffermata e ho cercato di immaginare la posizione. Non si sono distesi sulla riva, non c’è scritto prima di questa “cosa”, per cui sono in piedi. C’è qualcuno che riesce a spiegarmi con un disegnino? Stanno in piedi? Se sì… chi è lui? Ercolinosempreinpiedicomepompoionessunomai?

Mi fermo! Altrimenti mi dicono che sono prolissa.

 

Titolo: Lacrime dal cielo Autrice: Camille Bordeaux

Il racconto inizia in un bar, con una lei, Stella, “scazzata” all’ennesima potenza per una vita piatta, vissuta all’ombra di un fratello tutto perfettino,  e un lui, Jona, che redarguisce la ragazza sul bere troppo. Non hanno nessuna relazione, sono solo amici da tanto tempo. Eppure, poco dopo, sotto una  pioggia che scende incessante scopano appoggiati al cofano di un auto, sul ciglio di una strada della citttadina, sulla via che porta verso la casa di Stella. (Ma solo io ho problemi a farlo per strada, incurante di tutto e di tutti?) Lei si pente di averlo fatto e forse anche lui. Forse… Mi chiedo solo: bastano due scopatine per accorgersi improvvisamente di un amore che fino al giorno prima covava solo nell’inconscio?

Anche qui tanti “mi-ti-ci” (sembra essere la croce di ogni scrittore in erba).  Lo stereotipo maschile non manca mai: muscoloso, tonico, alto, bello, con un cazzo tanto, sempre pronto, duro e caldo. Anche qui quando si gode si grida, incuranti della pioggia, dei passanti, dei genitori che sono al piano di sotto… Ok, sono io che sono una bacchettona! Lasciamoli gridareeeeeee!

“…ordino un altro drink: il solito tequila, nel solito modo, ossia corredato da lime e sale, e un ombrellino colorato che fa bella mostra nel bicchiere ma non serve assolutamente a un accidente.” Punteggiatura come capita, ma anche il drink è tutto da rifare, a partire da “il solito”…

“Incontro i miei stessi occhi nello specchio sopra il lavandino.” Chi voleva vedere nel riflesso? Gli occhi della nonna che la redarguisce per le mutande troppo piccole e la gonna troppo corta?

“Le mani si muovono sulla schiena, cercano la pelle, le mie braccia gli avvolgono il collo, trovano in lui sostegno mentre mi stringe il sedere e mi tira su, portandomi fino al cofano della macchina; la gonna è un rotolo di stoffa intorno alla vita, e lui che si muove tra le mie gambe, sopra di me, oscura le nuvole.” Scusate, ma io non ho capito il fatto delle nuvole…

“Era la prima volta che ti facevano questo? Mai provato un connilungus?”  che dire? Un refuso? Non lo sapremo mai.

Mi fermo!

 

Titolo: Ricorda di dare l’acqua alle piante Autrice: Franz Za

Una bella e prosperosa quarantacinquenne, Elena, separata dal marito da diversi anni, si trova a occuparsi della casa della figlia durante il mese di agosto. Un appartamentino con una terrazza, dove la figlia custodisce amorevolmente tante piantine e fiori. L’autrice delinea la figura della protagonista in maniera chiara, pur raccontando brevemente di una giovinezza passata accanto a un uomo che amava con tutta se stessa, sottolineando il fatto di aver avuto un solo e unico uomo: suo marito. Mi ha fatto sorridere, favorevolmente, la figura di lei quando la prima volta fa l’amore con suo marito: indossa un intimo poco curato e lui scoppia a ridere. Praticamente una Bridget Jones “de noantri”. Nonostante la figura di m… lei ha voglia di perdere la verginità. E mentre sorride ripensando al caldo appiccicoso di un amplesso vissuto anni prima in quel di Parigi, si trova ad affrontare il caldo torrido di una Roma pressoché deserta. Come il palazzo dove si trova l’appartamento. Almeno così crede. Mentre annaffia le piante osa una doccia  con il tubo e improvvisamente scopre di essere osservata da un giovane e arrogante vicino. Che inaspettatamente poi suona alla porta…

L’eros di Franz Za è delicato, mai volgare. Usa un linguaggio semplice, forse fin troppo, con frasi a volte stringate che alterna a periodi più lunghi ben costruiti. Manca un po’ di ritmo nel suo narrare, ma nell’insieme il racconto è di piacevole lettura e, soprattutto,  non è banale. Noto un velato richiamo a una pratica sado-maso… cit: “mi infilò due dita in bocca ordinandomi di succhiarle bene perché poi me le avrebbe infilate nel culo.”… forse per un influenza di vita vissuta, o per una fantasia confessabile solo alle pagine bianche? Unica nota stonata, ma che trovo un po’ ovunque: perché quando si scopa, si deve sempre  accostare e rimarcare la parola duro citando l’organo sessuale maschile? Non si può semplicemente evitare di dirlo? Un “coso” moscio difficilmente entra in qualche pertugio!

“Quanto l’orgasmo arrivò. sconquassandomi il corpo e la mente, afferrai con forza il bordo del tavolo e gridai tutto il mio piacere.” Su una terrazza, in un palazzo nel bel mezzo di Roma, nonostante sai che c’è poca gente in giro io un tantino ci penserei a gridare, anche pensando a quel “quanto” piuttosto che “quando”. (qui una tiratina d’orecchie va alla editor e al correttore di bozze).

Occhio, poi, alle “d” eufoniche,  una laureata in lettere e filosofia avrebbe dovuto aggiornare il proprio linguaggio accostandosi ai nostri tempi.

 

Titolo: Il diavolo e l’acqua santa Autrice: Itacchiaspillo

Lei, lui e… il prete! Lui un bravo ragazzo, un po’ incline a farsi gli affari suoi e poco presente sessualmente “il sesso era un piacevole accessorio tra noi, ma non era indispensabile”. Lei una giovane donna che fa volontariato e si occupa dei bambini in parrocchia. Il prete…eh! E’ giovane  e dannatamente figo. Complice la festa di fine anno del campo estivo parrocchiale, si trovano in mezzo ai bambini a farsi una guerra, molto divertente e senza malizia, a suon di gavettoni. Ed è subito empatia, ma poi  molto di più. Alla fine della serata, dopo la cena di rito che chiude definitivamente la stagione, i due si trovano a dover riassettare. Lei cade, si sbuccia le ginocchia e succede il patatrac. L’incipit: “<<Scappiamo?>> Lo sussurro piano a mio padre, che è visibilmente emozionato mentre mi prende sottobraccio e percorriamo la navata principale sulle note della marcia nuziale di Mendelssohn.”  ci lascia intravedere un finale, ma non ce la racconta tutta per filo e per segno. Era troppo chiedere un incipit e un finale in dieci righe. Forse sarebbe stato… meglio? Peggio? Un racconto senza infamia e senza lodi.

Un narrare che avrebbe avuto bisogno di una maggior cura per risultare irriverente, tanto quanto vorrebbe essere simpatico e ironico. Forse non voleva esserlo e le intenzioni dell’autrice erano altre, ma così com’è risulta mediocre. Luoghi comuni e frasi a effetto sembrano buttate li per riempire la riga, e invece avrebbero avuto il loro “porco perché” se fossero state sottolineate con più accortezza. L’erotismo? A volte langue, a volte diventa un insieme di parole, sinonimo uno dell’altra. Faccio un esempio: la parola “fradicia” seguita nella stessa riga da “bagnata di desiderio”, è una ripetizione inutile e (anche) dalla dubbia finezza.  Per non parlare degli aggettivi usati come se piovesse.

“Sentivo le mie mutandine bianche bagnatissime…” bianche virginali o bianche semplicemente? Aggiunge qualcosa la parola bianche al significato della frase? “Scostò la stoffa bianca che tradiva tutta la mia eccitazione…” E vabbè!

“Facemmo quello che era previsto dal copione.” Frase corretta, ma quel “facemmo”… brrrr.

“Misi la mia maschera allegra e probabilmente anche una faccia da tolla…” quello che dicevo sopra: vorrebbe essere una frase a effetto, ma si perde in quel verbo  ordinario “mettere” .

“Mi tolse anche le mutandine e infine infilò la testa tra le mie gambe, inginocchiato ai miei piedi. <<Non lo faccio da tempo, perdonami se non sarò perfetto.>> E cominciò a leccarmi con intensità e passione…” a me uno che mi dice così, prima di fare quello che deve fare, mi fa tornare l’eccitazione all’era glaciale e hai voglia a lavorar di lingua! Buonanotte…

Una nota positiva: non l’ho mai sentita gridare!

 

Titolo: Neve di fuoco Autrice: Ashara Amati

Nel giorno  del terzo anniversario dall’unione tra Danilo e “lei” (il nome non c’è),  il ragazzo organizza un viaggio in moto, nello specifico una “Ducati Multistrada 1200 rossa fiammante” (e vabbè! è doveroso rimarcare cotanta roba, no?). La ragazza però è un po’ irritata dal fatto che lui non le dice dove la porterà, e per una come lei, abituata a tenere tutto sotto controllo, è come sentirsi al limite della frustrazione.  Lei, inoltre, è una ragazza focosa, al punto che ogni volta che lui si avvicina s’infiamma, l’odore stesso del suo amato è inebriante e lussurioso e le suscita pensieri sconci. Dopo velati bronci e lamenti accennati salgono su ‘sto benedetto mostro a due ruote e serpeggiano tra le auto in circolazione. Poi si fermano per una breve sosta e lui inizia a stuzzicarla con sfregamenti vari senza arrivare a toccarla veramente, come lei vorrebbe. Ritornano alla moto e lei è in uno stato di “para-eccitazione” (cit). Dopo aver stuzzicato lui – struscia le natiche contro la sua “protuberanza” –  che cerca di annodarle un foulard attorno al collo, risalgono in sella: “la posizione in cui mi trovavo mi pareva quasi una parodia dell’atto sessuale, sebbene a ruoli ribaltati. Improvvisamente ero consapevole della mia vulva che premeva sulla sella, stimolata ritmicamente dal movimento della moto […] Mi ritrovai ad assecondare quei movimenti, accentuandoli e incrementando così il mio piacere, premendomi consapevolmente verso il basso a sfregare il clitoride contro la cucitura dei pantaloni, a premerlo contro la pelle imbottita della sella […]”  Io non sono molto pratica di mezzi a due ruote, ma tecnicamente mi pare del tutto improbabile che chi è alla guida riesca a mantenere la stabilità e, soprattutto, non si accorga di quel movimento dietro le sue terga…

Nonostante il racconto sia scritto in maniera quasi pulita, limato al punto giusto, e la storia sia piuttosto carina, il racconto non “decolla”, soprattutto quando si passa al sesso, che è tutto perfettino corredato com’è di termini da dizionario anatomico. Non solo… l’autrice, conscia del suo forbito linguaggio, lo intensifica andandosi a cercare termini complicati, rendendo  tutto il narrare privo di emozioni, asettico.

“Ogni volta che me lo dice mi sciolgo e mi infiammo a un tempo…” a due tempi no?

“Lui emise un gemito e mi sollevò le ginocchia, usando quella presa come leva per iniziare a spingere (sarà l’influsso della laurea in ingegneria?). Ansimai sentendolo battere proprio lì, nel punto più sensibile, quella da cui le saette di piacere si dipartivano per invadere tutto il mio corpo, facendomi spalancare gli occhi e vibrare le piante dei piedi.” Ellapeppa!

Mi dispiace non poter inserire altre “perle”, anticiperei al lettore la sorpresa che Danilo ha riservato alla ragazza, che è una delle cose più belle: non è banale e segue il filo logico di tutto l’ebook, il tema principale: bagnami.

 

Titolo: Umido desiderio Autrice: Antonella Aigle

Il racconto inizia con un flusso di pensieri: la protagonista è a disagio per qualcosa che non va nel suo corpo. Un incipit di tutto riguardo, ben strutturato, tranne per il fatto che l’autrice non ci spiega subito bene per quale motivo questa donna si trova a combattere contro una sorta di depressione latente. Lì per lì mi ha spiazzato un po’. Però,  riflettendo, trovo che sia stata la giusta spinta per farmi continuare a leggere con quella curiosità continuamente stuzzicata, con la voglia di sfiorare il video dell’e-reader per saperne di più. La storia in sè è molto semplice, ma il flusso dei pensieri di lei è notevole, emozionante, colmo di sensazioni che arrivano dritte al cuore e all’anima. Lei sta finendo il suo turno al lavoro e nel tornare a casa passa in rosticceria a prendere la cena. Sarà sola a casa con il consorte e tutto si preannuncia come una serata all’insegna del sesso sfrenato. In effetti, si legge di una serata che si concentra sull’erotismo e su quel “Bagnami” che risalta e promette sulla copertina della raccolta; a partire dalla doccia che lei fa prima di mettersi a cena assieme al marito. Lui ha preparato la tavola sulla terrazza di casa. Ho apprezzato molto questo racconto, anche per il fatto che la nostra eroina non grida mentre gode, ma si preoccupa di non farsi sentire dalla vicina che sta cucinando verdure e carne al barbecue proprio sotto di loro. Finalmente una donna che libera i suoi istinti “pensando” e non solo descrivendo! Si può godere anche (e solo) con mugolii sommessi quando l’ambiente che ci circonda non permette all’istinto animale di liberarsi totalmente. E infine, nell’intimità delle quattro mura, si consuma e realizza un desiderio proibito, illecito, sporco. O almeno così lo considera la protagonista.

Un racconto tutto da leggere, per la bellezza delle emozioni e per la scrittura fluida, scorrevole, veloce, curata, ma anche un tantino sporca, quel tanto che basta per non renderlo del tutto perfetto. Avrei voluto si soffermasse ancora di più sul senso del disagio.

Complimenti!

 

Titolo: Bagnata ma ribelle Autrice: Rosa Boccadi

Due sorelle rivali in tutto. La più piccola, Alice, è leggermente sfigata. La sorella maggiore, Gloria, è sempre al top: negli studi, nell’equitazione, nel rapportarsi, nella scelta di un fidanzato, nei complimenti della mamma. Alla festa di mezza estate, al circolo di equitazione, la più piccola si presenta al meglio delle intenzioni dei genitori: tutta agghindata come una ragazza nel fiore degli anni, con abiti e accessori scelti da una mamma vanitosa e piena di inutili vezzi. La piccola nasconde un vizietto che cura in maniera quasi maniacale: le piace masturbarsi e fare pompini, ma è ancora vergine e pensa che forse non troverà mai il ragazzo giusto per fare il grande passo, ma… Il racconto, gira e rigira, verte quasi tutto sulla evidente superiorità della sorella più grande, ma… Anche in questo brano lo stereotipo maschile non manca: alto, muscoloso, abbronzato, occhi profondi, e chi può essere se non l’istruttore di equitazione?!

L’erotismo è trattato in maniera zoppicante e, più che un racconto erotico, sembra essere un’accusa continua contro chi è l’essere perfetto agli occhi di tutti. Lo stile è banale. La storia si regge, ma avrebbe bisogno di un ritmo più sostenuto, una maggior cura del linguaggio e della punteggiatura, che risulta carente.

“Gli ingoiai la cappella…” ma poi l’avrà vomitata per riattaccarla?

“Armeggiai frettolosamente con cintura e cerniera, infilai la mano ad abbassare l’elastico degli slip ed estrassi la sua erezione liscia e pulsante con un mugolio di soddisfazione.” Che dire…

“…si sdraiò di nuovo su di me, premendomi il cazzo duro sul ventre…” ‘sto duro non manca mai!

Fortunatamente il finale è molto divertente.

“Staroccate” avevate promesso emozioni e un seguito, siamo tutti in attesa di leggere il prossimo lavoro. Tutto sommato è stato divertente leggervi!

Chiara come l’alba, fresca come l’aria (racconto, prima parte)

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Guardavo gli abiti esposti nella vetrina di un negozio in centro, quando nel riflesso apparve lei. Alta, slanciata, giovane, i capelli biondi e lunghi che fluttuavano leggeri, come se non avessero peso. La guardai, sempre attraverso il riflesso, e non potei fare a meno di notare che sulle sue labbra stava spuntando un sorriso. Mi girai a guardarla meglio. La bocca carnosa, naturale, con un velo di rossetto sulle labbra, evocò, nei miei pensieri, l’immagine di un bacio. Un bacio appoggiato su quella bocca in maniera tenera. Un bacio che avrei voluto darle. Pensai di esser diventata improvvisamente pazza. Dare un bacio a una donna! Per giunta un’estranea. Ma cosa stavo pensando? Anche lei mi guardò e il suo sorriso divenne ancora più gioviale e spontaneo. Sorrise anche con gli occhi. Un azzurro intenso in cui mi stavo perdendo.
“Piace anche a lei quell’abito nero? Sa… io vorrei entrare a misurarlo, ma so in partenza che farò un acquisto folle e mio marito si lamenterà ancora delle mie spese.”
Non mi aspettavo mi parlasse. Perché venire a dirlo proprio a me? Una perfetta sconosciuta che guarda una vetrina… Tuttavia quella ragazza mi ispirava simpatia. Ed era sensuale. Non che mi piacessero le donne, eppure sentivo un fremito muoversi sottopelle e non riuscivo a spiegarmelo. Accantonai la mia perplessità e buttai lì un invito.
“Beh, io ho appena deciso che entrerò. Ho bisogno di un abito per una festa… Se viene anche lei magari mi consiglia. Non mi fido delle commesse. Quelle vogliono solo vendere.”
La ragazza rise. “Ha ragione. Vengo con lei. Anzi… con te. Io sono Chiara, piacere…” disse porgendomi la mano.
“Piacere mio… Tanya.” Le strinsi la mano con delicatezza e prolungai quella stretta per qualche secondo, appoggiando sopra le nostre mani anche la sinistra. Un gesto istintivo. L’accarezzai leggera e lei non si ritrasse. Le sorrisi.
“Dai, andiamo. Sono sicura ci divertiremo.”
L’empatia tra noi due era palpabile.
Provai più di un abito in quel negozio e Chiara rimase in attesa di vedermi comparire, ogni volta, con quel sorriso che le regalava simpatiche fossette sulle guance. Nonostante fosse molto magra, il viso era rotondo e quelle due fossette avrei voluto accarezzarle e leccarle per sentirne il sapore. Mi volavano in testa pensieri totalmente fuori dal comune e improvvisamente mi sentivo attratta da una donna. Mentre indossavo l’ultimo vestito che avevo scelto di provare, un brivido mi passò per la schiena quando Chiara disse: “Hai bisogno di una mano per la lampo? Come mai ci metti tutto questo tempo? Entro…”
Mi trovò che stavo infilando una gamba nell’abito, avevo solo gli slip addosso e il seno nudo. – Odio i reggiseni e fortunatamente ho ancora un seno che non ha bisogno di sostegni per fare la sua “porca” figura. –
I capezzoli si irrigidirono, traditori dell’eccitamento nascente per qualcosa che non avevo mai provato. Quella donna suscitava in me tremori involontari. Non erano tremolii timorosi o di vergogna, ma erano di tutt’altra natura.
Erano spasmi che nascevano tra le cosce, mi facevano pensare al sesso.
Erano pulsazioni che vivevano la propria vita tra le labbra inumidite da umori setosi.
Erano la meraviglia di un pensiero librato tra le gambe, sensuale, peccaminoso, diverso da ogni altro pensiero che avevo avuto sul sesso.
E la sua voce? Una sottile tortura che mi ricordava che era del mio stesso genere, ma stuzzicava ugualmente il mio desiderio di prenderla tra le braccia e baciarla, infilarle la lingua in bocca e sentire se il peccato che si stava spandendo dentro di me avesse avuto un gusto ben definito.
Lottai contro quella sensazione di formicolio che cresceva tra i miei seni, ma il tremore continuò fino a sommergere i miei pensieri, che divennero ancora più sporchi.
Mi imposi di guardare oltre quelle labbra che mi stavano a pochi centimetri. Divenne interessante guardare un angolo del camerino, mentre infilavo le braccia nell’apertura delle maniche.
Chiara mi aiutò con la lampo del vestito, mi sfiorò la schiena. Sentii un morso al ventre e poi una contrazione alla figa e poi ancora un’altra. Mi girai a guardarla, sperando che sul mio viso non ci fossero i segni dei miei pensieri e di quello che succedeva nel basso ventre.
Abbozzai un sorriso.
“Come mi vedi?” chiesi.
Lei si allontanò un po’ da me e poi esclamò gaia: “ Sei fantastica! Le tue curve faranno impazzire chiunque ti guardi! Se fossi un uomo ti salterei addosso qui, all’istante!”
‘Eh no! Tu giochi sporco ragazzina, non puoi farmi questo. Non adesso. Non ora, con questi pensieri che mi trapassano il cervello!’ Pensai.
“Troppo buona ragazzina!” riuscii a dire.
“Lo sai che mentre tu stavi provando i vari abiti ne ho scelto uno anche io? Lo provo! E fanculo pure a mio marito. Ho bisogno di sopperire alla sua mancanza spendendo i suoi soldi. Non ti pare una giusta vendetta per le sue assenze?”
“Direi proprio di sì! Dai provalo, che dopo ci andiamo a prendere un aperitivo. Mi è venuta sete.”
‘Come si fa a lasciare sola una donna come Chiara!’ bofonchiai tra me.
Contente degli acquisti appena conclusi con un paio di strisciate di bancomat, uscimmo dal negozio festanti. Io mi sarei sicuramente pentita di quella scelta costosa, ma la festa di laurea di mia figlia valeva più del denaro che avevo speso. Avrei incontrato di nuovo mio marito, purtroppo, ma almeno lo avrei fatto al meglio: appariscente, ma con glamour. L’abito era veramente bello.
L’aperitivo durò un paio d’ore, nelle quali mi accorsi di essere sempre di più attratta da Chiara. Mi soffermavo per istanti interminabili a guardarle la bocca e poi le mani e le gambe. Suscitava in me svariate voglie. Il suono della sua voce era molto sensuale, leggermente roca e a volte cadenzata da sospiri. Teneva la sigaretta tra le dita in maniera elegante, teatrale, ma non era una posa studiata. Lo faceva con naturalezza, come quando faceva uscire il fumo dalle labbra. Tutto in lei mi diceva: scopami, leccami, amami, fammi diventare la tua troia.
E dentro di me si muoveva tutto. I morsi che attanagliavano lo stomaco non erano dovuti solo alla fame, ma anche a quella voglia di spogliarla e vedere che cosa si nascondeva sotto i vestiti di Chiara. Volevo vederla nuda. Volevo vedere se erano solo fremiti dovuti alla novità delle sensazioni oppure se era veramente la voglia di leccarla che mi faceva muovere la lingua dentro la bocca. Immaginavo i suoi seni tra i miei denti. Mi sarebbe piaciuto succhiarli? E lambirli con la lingua?
Le immagini non si fermavano ai seni, ma proseguivano dritte verso il suo ventre. Volevo vedere la sua peluria. Era realmente bionda anche lì sotto? E come teneva la sua figa? La teneva rasata totalmente come una bimba, oppure una sottile striscia le disegnava il monte di venere, come una scia da seguire per arrivare a un tesoro nascosto, fino alla fessura tra le labbra? Mi immaginavo la sua pelle, il suo odore e morbosamente mi soffermavo a guardarla parlare, imprimendo i suoi lineamenti nella mente, come se avessi voluto portare con me la sua figura perché sapevo che prima o poi avremmo dovuto dividerci.
E poi venne il momento. Sì. Il momento di separarci.
Lei doveva tornare a casa a preparare la cena a un marito indisponente e assente, mentre io dovevo tornare tra le mura di una casa. Solitaria, avrei passato il pomeriggio a scrivere, a buttare giù qualche articolo che sarebbe andato in appoggio a quelli degli altri redattori, a bere da sola una bottiglia di vino che avevo in fresco nel frigo, a una cena in piedi, spiluccando qualcosa tra la frutta nel cesto e qualche cibo insapore che tenevo in dispensa.
E pensavo a lei. Chiara. Pensavo a lei in maniera morbosa. Mai mi era accaduta una cosa simile, nemmeno con uno degli uomini con cui mi ero accompagnata negli ultimi tempi. Pensai a lei mentre assaporai un’albicocca. Pensai alla sua figa, forse era setosa come la pelle di quel frutto. La leccai, immaginando di leccare la sua fessura, le grandi labbra che nascondevano un gioiello da succhiare. La succhiai, la morsi piano, come se avessi paura di farle male. E la risucchiai rumoreggiando, così… tanto per nascondere a me stessa di non essere sola, ma di avere di fronte a me una figa succulenta da “macinare” tra le labbra. Perché all’improvviso una figa? Io che avevo amato solo uomini… Me lo chiesi più volte. Me lo chiesi, ma non avevo nessuna risposta.
Mi distesi sul divano, qualche minuto di relax, socchiudendo gli occhi, non mi avrebbe fatto male. Dietro le palpebre chiuse mi comparve la figura di Chiara. La immaginai nuda tra le mie braccia, a baciarmi e a strusciarsi sulla mia pelle. Inspirai forte con il naso. Era come se sentissi il suo odore. Un odore sensuale di pelle cosparsa di crema idratante. Un profumo dolcissimo e un odore di fragole che non mi seppi spiegare.
Mi alzai in piedi e mi spogliai. Poi mi distesi di nuovo sul divano, le ginocchia allargate, come se offrissi il mio sesso a qualcuno che mi stava osservando. A lei.
Mi toccai pensando a lei.
Mi toccai bramando il suo tocco.
Mi toccai immaginando la sua lingua sul clitoride e le dita a scoparmi.
Mi toccai pensando al peccato.
Mi toccai pensando al peccato di essere sola.
Mi toccai pensando al peccato di essere sola e a lei non era qui con me.
Mi toccai pensando…
Mi toccai…
Un fremito mi percorse il corpo. La figa pulsò più volte reclamando un tocco migliore, più profondo e deciso . Affondai tre dita, mi scopai velocemente fino ad arrivare alla fine.
Gridare da sola il mio orgasmo non era il massimo, ma per ora dovevo accontentarmi.
Afferrai il telefono che era appoggiato su un tavolino basso vicino al divano e composi il numero di Chiara. Volevo sentire la sua voce.
Attesi che rispondesse. Un’attesa interminabile.
Non rispose.
Ritentai ancora e ancora.
Al quinto tentativo mi rispose.
“Rimani in silenzio per favore. Ascoltami… Non ho molto tempo. Non tentarmi. Sto cercando in tutte le maniere di rimanere fedele a mio marito. Mi sono nascosta in bagno adesso. Ho voglia di te. Da oggi. Non faccio altro che pensare ai tuoi capezzoli. Scommetto che hanno il sapore delle fragole. Non smetterei mai di assaporare le fragole… Domani…”
Poi il silenzio. Sentii qualcuno chiamare Chiara e lei chiuse la comunicazione.
Il giorno dopo andai in redazione pensando a quel domani e alle fragole e alle labbra di Chiara e a quella bocca, all’albicocca che avevo succhiato come se stessi succhiando la sua figa.
Non mi si toglieva dalla testa.
“Capo…” disse la mia segretaria affacciandosi nel mio ufficio “è arrivato il nuovo giornalista… Si ricorda? Quello che deve assumere. Il raccomandato… per dirla chiara! E’ in compagnia di sua moglie. Faccio entrare solo lui… oppure…”
“Gina, si contenga per favore! Lo sa che non amo i pettegolezzi!”
“Scusi Capo…”
“Dai, falli entrare entrambi… tanto è solo una formalità.”
Mi ero alzata dalla poltrona per accoglierli, ma appena i due entrarono le ginocchia non ressero il peso di quella vista e sprofondai di nuovo sulla poltrona.
Chiara… Lui. Il giornalista.

(FINE PRIMA PARTE)

Il nuovo sito LabWriting

labw

 

Ha aperto i battenti il Nuovo Sito, che si occuperà di letteratura e notizie dal mondo letterario, questa notte alle 00,00 del primo gennaio 2015. Un sito dinamico che raggruppa diversi blog, ognuno con un obiettivo diverso.

Il sito si occuperà di promuovere scrittori emergenti, che si avvicenderanno in maniera quindicinale, postando recensioni, immagini, interviste e link all’acquisto di libri interessanti. Tutti gli autori avranno una loro pagina nel sito, nella quale i lettori potranno curiosare in maniera dinamica.

Show Time Site direttamente da Youtube!

Equilibrio perfetto

lombi

 

Respiro il movimento delle tue parole
e mi immergo a centellinare ogni suono
che esce dalle tue labbra.
Ghiotta di quella crudeltà
che ti contraddistingue,
nel porgermi e poi togliermi
il piacere di gustarti e di godere,
m’inginocchio sotto il tuo sguardo,
-serva impudica e vogliosa-
e imploro.
I tuoi occhi sono lucide ametiste,
specchi irrequieti
di quello che ti porti dentro,
nuoto nel tuo immenso oceano,
affogo, annaspo, sprofondo,
mentre tu, compassato, mi riprendi,
sincronizzi i tuoi lombi alle mie curve,
fondendoti a me sotto il bagliore
di un raggio di sole.
Ho le vertigini,
eppure siamo grazia così fusi insieme,
siamo al riparo dal mondo,
racchiusi nel nostro tempo,
-padrone ipocrita della nostra vita-
siamo l’equazione dell’equilibrio perfetto.
Unici e veri nell’atto di amare
ogni lato del nostro io interiore,
quello che nascondiamo al mondo,
non per vergogna, ma per orgoglio.

(da “Schegge d’amore gustando sorbetti)

L’istinto di una donna di Federica D’ascani

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L’istinto di una donna è un romanzo di Federica D’ascani edito da Rizzoli per la collana YouFeel. Intanto mi permetto di fare i complimenti a Federica per il traguardo raggiunto. Essere “notati” da una casa editrice importante come la Rizzoli è un traguardo che tutti noi scrittori esordienti vorremmo raggiungere, e se ha raggiunto questo obiettivo una ragione c’è: la sua scrittura è avvincente e la storia che ho appena finito di leggere particolarmente interessante.

Federica affronta in questo romanzo una tematica molto attuale: l’omosessualità,  e di conseguenza, anche se così non dovrebbe essere, il disagio adolescenziale nello scoprire di essere diversa e l’incompetenza, oltre che il bigottismo, di alcuni genitori che non sanno far altro che colpevolizzare i propri figli.

La storia si dipana su due tempi  distinti dai vari flashback:  l’adolescenza di Luisa che affronta la scoperta dell’omosessualità insieme a un’Aurelia molto più avanti mentalmente e fisicamente pronta a rapporti lesbo, e la riscoperta della trasgressione con una figura femminile molto forte: Lara, incontrata in palestra. Sin da subito Luisa ha pensieri contrastanti: ama suo marito, padre dei suoi due figli, ma ha questa voglia incontrollabile di assaporare la “carne” di Lara e di farsi “amare” anche da quella donna dalla chioma rossa che le appare anche quando ha dei rapporti intimi con il marito. E allora che Federica torna a raccontarci di Aurelia che si considera una “contronatura” per via di una madre che la colpevolizza di continuo e di una Luisa che si innamora della ragazza. E’ un amore dolce e, come dice lo stesso sottotitolo del romanzo, non c’è istinto più forte di quello del cuore. Un amore che viene accantonato in maniera brutale e oscurato nel dimenticatoio di un’adolescenza vissuta con un problema ancor più grande: l’anoressia. Non si parla molto di questo argomento durante la narrazione, ma se ne sente tutto il peso, quando a tratti l’autrice ci fa capire che Luisa ha grossi problemi con il cibo.

Il racconto scorre con semplicità, senza per questo essere banale e scontato nel lessico e nella costruzione dei periodi; il ritmo è adeguato alla narrazione, i dialoghi sono “giusti“, l’erotismo è affrontato senza volgarità, in maniera raffinata.

Un romanzo breve che si legge in un lampo, con la voglia di scoprire che parte avrà il cuore e che parte la “carne”.